Il gioco d'azzardo riesce a soddisfare i principali bisogni dell'uomo.
Quando dei bisogni vengono soddisfatti se ne ricava una sensazione di benessere, un alto livello appagamento psichico e fisico.
Questo appagamento ricompensa gli sforzi fatti dallo scommettitore e a motivare le azioni future. Si pul pertanto affermare che giocare d'azzardo è un comportamento "premiante" guardandolo dal punto di vista di soddisfazione dei bisogni personali e quindi questo comportamento viene rafforzato nella memoria dell'individuo e nelle sue esperienze.
Le strategie per vincere che sono state usate vengono privilegiate rispetto ad altre che, meno efficienti, vengono abbandonate.
A questo punto, una delle caratteristiche fondamentali del gioco è proprio l’aspetto divertente e gratificante. Le emozioni di tensione, paura, brivido di certi giochi sono fonte di gratificazione sia perché vengono percepite come stimolazione gradevole, anche perchè chi gioca è cosciente che in seguito sarà seguito daappagamento. Il fenomeno del gioco d'azzardo non sarebbe assolutamente comprensibile, né potrebbe esistere al di fuori di una risposta gratificante.
Purtroppo il gioco da attività utile, addirittura indispensabile e fonte di gratificazioni, si può trasformare in un’attività patologica ripetitiva.
Attualmente sappiamo che la percezione delle sensazioni di piacere è mediato e gestito da complessi sistemi neuronali e neurotrasmettitoriali.
In particolare l’area denominata conchiglia del nucleo accumbens è deputata a mediare le funzioni di ricompensa del cervello.
Sostanze chimiche o comportamenti in grado di stimolare risposte gratificanti vengono "premiati" attraverso un rinforzo che darà a quei circuiti neuronali maggiore forza e precedenza su altri.
Infatti è il meccanismo fisiologico della memoria e della motivazione che ci spinge ad agire e a ripetere i comportamenti risultati utili.
La ripetizione dura fino a quando un meccanismo inibitorio (comunemente detto sazietà o appagamento) non frena la ripetizione, arrestandola.
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